Il 22 e 23 novembre scorsi, Palazzo D’Amico di Milazzo ha ospitato la prima edizione del Milazzo Crime Book Fest nato dalla voglia dello scrittore barcellonese Antonino Genovese di condividere idee, passioni e riflessioni con chi del noir, del giallo, del thriller, del crime in generale ne ha fatto la sua più grande passione. Trovando il placet dell’Amministrazione Comunale milazzese, in particolare del Sindaco Pippo Midili, dell’esperta ai grandi eventi Lucia Scolaro e della consigliere Fabiana Bambaci, Genovese ha dato vita ad un interessante festival con nomi prestigiosi come: Salvo Toscano, Elisa Aloisi, Giorgio Lupo, Claudia Cocuzza, Roberto Mistretta con la partecipazione di Frilli Editore con Carlo Frilli.
Abbinando all’intento di ascoltare tutte le novità in giallo degli autori e della casa editrice appena citati alla voglia di conoscere altri nuovi talenti e altre nuove meritevoli avventure, Antonino Genovese è riuscito a creare una particolare sinergia tra i presenti e i partecipanti, dando vita ad un evento molto partecipato soprattutto nella serata finale.
http://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/08/antonino-genovese-300x150.jpg00adminhttp://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/08/antonino-genovese-300x150.jpgadmin2025-01-29 09:12:522025-02-01 18:26:16Milazzo Crime Book Fest - successo alla prima edizione
Delitti e Maestrale ospite il 5/5/2023 alla Notte del Liceo Classico Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto. Una serata magnifica all’insegna del giallo e del noir organizzata dalla professoressa Anna Russo e in collaborazione con la professoressa Sclafani.
https://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/05/d1e79b81-f693-4b7b-88d6-6e251f51d07d.jpg16001119adminhttp://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/08/antonino-genovese-300x150.jpgadmin2023-05-08 23:51:392023-05-08 23:51:40La notte del Liceo Classico
Grazie alla consigliera comunale Fabiana Bambaci, al sindaco di Milazzo Pippo Midili e all’assessore Roberto Mellina per avermi accolto nella meravigliosa cornice di Palazzo D’Amico, a Maria Concetta Sclafani e Cristina Saja per avermi accompagnato in un bell’excursus su Delitti e Maestrale a tinte gialle, grazie alla libreria Mondadori di Milazzo ma soprattuto GRAZIE al numeroso e attento pubblico per aver reso meravigliosa questa bella parentesi Mamertina.
https://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/02/img_2754-3-scaled.jpg15032560adminhttp://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/08/antonino-genovese-300x150.jpgadmin2023-02-12 09:57:142023-02-12 09:57:15Delitti e Maestrale a Milazzo
Il 13 gennaio 2023 incontro con gli alunni dell’ITET “E.Fermi” organizzato dalla prof.ssa Amoroso, dirigente dell’istituto in collaborazione con i professori del progetto lettura e la libreria AR LIBRI.
https://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/01/img_7714-1.jpg493960adminhttp://antoninogenovese.com/wp-content/uploads/2023/08/antonino-genovese-300x150.jpgadmin2023-01-15 10:43:242023-01-15 10:44:54Incontro all’ITET “E.Fermi” di Barcellona P.G.
Quando si arriva in fondo a una storia l’emozione è forte per ciò che si è provato nel percorso che ha condotto alla fine. Questo racconto a puntate mi ha permesso di scavare dentro il mio animo e di sfogare ansie e preoccupazioni, ma anche di divertirmi insieme a Piergiorgio ed Edoardo. Molti di voi mi chiedono chi sia Marina, o Gargamella, o gli altri personaggi di questa storia. Preciso che è tutto frutto di fantasia, che non esiste nessuno di loro o forse sono tutti reali! Di vero ci sono i sentimenti che hanno condotto alla fine, che probabilmente è solo l’inizio.
Dedico il capitolo 10 a Clara, nata il 7 aprile 2020 alle ore 21.48 e ai miei amici Pietro e Teresa. Grazie, Clara, per avermi fatto superare le mie paure.
Se non fosse
stato per l’improvviso rialzo delle temperature, Piergiorgio non si sarebbe
accorto che la primavera era arrivata.
Il mondo
girava senza percepire ciò che stava accadendo. Era il sette aprile e sembrava
un giorno come un altro. Trascorrevano tutti uguali, inesorabili. La vita era
cambiata. Molte aziende erano sull’orlo della bancarotta. La popolazione
soffriva e aveva fame. E non c’è niente di più pericoloso di un popolo
affamato. Al sud una buona fetta dei cittadini viveva di lavori in nero, retribuito
a giornata, ma le restrizioni dello Stato non consentivano nemmeno di uscire di
casa, figurarsi andare a lavorare.
Piergiorgio
attraversò il marciapiede, quando una volante della Polizia di Stato lo
accostò.
—
Buongiorno. — Il poliziotto abbassò il finestrino e lo squadrò dai capelli
(pochi rimasti) ai piedi. Era un cinquantino con le spalle di Sylvester
Stallone, i bicipiti di Arnlod Schwarzenegger e la pancia di Bud Spencer.
—
Buongiorno.
— Dove sta andando? — chiese, con in volto stampato il ghigno di chi ha
beccato un altro trasgressore.
— In
ospedale.
— Se ha la
febbre non può.
— Non ho la
febbre, sto bene.
— Potrebbe
essere asintomatico.
— Non sono
malato.
— E allora
mi dia un documento. Lei sta commettendo un illecito. — Il poliziotto aprì lo
sportello e fece per uscire dall’abitacolo con fare minaccioso.
— Io sono un
rianimatore.
Il tempo si
fermò.
— Come ha
detto? — chiese il poliziotto, con gli occhi sgranati.
— Ha sentito
bene: sono un R I A N I M A T O R E.
— E dove
lavora?
— Al
Sisalvichipuò.
— Mi scusi
se l’ho importunata e mi scusi se le sto facendo perdere tempo. Vada pure e
buon lavoro.
Il
poliziotto salì sull’Alfa d’ordinanza.
— Se vuole
le mostro il tesserino.
— No, vada
vada. Anzi la scortiamo noi con la sirena.
— Non è
necessario. Non c’è traffico.
— Insisto.
— Faccia
come crede, ma…
Non ci fu
verso. Piergiorgio raggiunse l’ospedale a bordo della sua utilitaria, preceduto
dalla Polizia a sirene spiegate.
Il 2020 era
stata la svolta per i rianimatori. Piergiorgio entrò in ospedale camminando
sulle acque, a discapito dei vangeli.
Al
Sisalvichipuò Hospital il tempo trascorreva inesorabile, mentre l’on.
Curcuruto, nella sua villa con capitelli d’oro intarsiati e piscina
olimpionica, sparava minchiate a raffica sui social network, adescando folle
impazzite, desiderose di mettere like e di commentare in un italiano da quinta
elementare ogni genere di notizia.
Il dottor
Muccalapuni nel frattempo percorreva il perimetro della sua stanza, attendendo
la nomina a direttore di dipartimento. Non avrebbe mai più detto di no all’on.
Curcuruto, suo intimo amico: calzoni calati e culo a ponte, nei secoli dei
secoli. Amen.
Piergiorgio
era silenzioso. Guardava lo Smartphone. Marina non rispondeva ai suoi sms. Era
irritata per quanto accaduto il giorno prima con Uberto Desiderio e il
repentino soccorso che gli aveva negato. Ma alla fine dei conti il risultato
era stato una pantomima da premio Oscar alla faccia di Benigni. La messa in
scena era stata orchestrata per conquistare il cuore di Marina, ma era finita
male. Piergiorgio era riuscito a spuntarla, ma la bionda fausa era un
osso duro. Aveva un caratterino indomito e aveva bisogno di tempo per sbollire
l’incazzatura. Non poteva nemmeno abbonirla con un mazzo di fiori, perché qualcuno
aveva rubato le rose che la sua vicina di casa curava nel giardino. Era anche
uscito un articolo su 24calarialive che alludeva a un ladro impavido che
addormentava i cani per derubare i fiori. L’isolamento era anche questo:
follia!
Marina era
il culo più bello del Sisalvichipuò ed era sua: proprietà privata di
Piergiorgio Morfina, anestesista-rianimatore del Sisalvichipuò Hospital. Il
primo che l’avesse sfiorata con lo sguardo, sarebbe finito a testa sutta e
pedi all’aria.
Lo Stromboli
fumante era lo spettacolo che si vedeva dalle finestre della rianimazione. Quel
panorama mozzafiato era stato il motivo principale per cui Piergiorgio aveva
scelto come sede del contratto a tempo indeterminato Pizzo Calabro. Ma quella
scelta gli aveva regalato Marina. E tanto bastava per renderlo il rianimatore
più ricco del mondo.
Cazzeggiava
sui social e fumava una Marlboro attraverso la mascherina chirurgica, mentre si
sentiva nella poesia “Soldati” di Ungaretti: Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie. Nonostante
fuori la primavera imperversava impertinente, lui si sentiva in bilico, pronto
a rischiare la sua salute e quella dei suoi cari per un virus bastardo.
In quel
momento arrivò il primo sms, ma lo ignorò. C’era l’isolamento e tutti inviavano
catene di S.Antonio e vignette che lo facevano piangere anziché ridere.
Poi un altro
sms.
E un altro.
Alla fine il
telefono squillò. Era Edoardo, il suo amico scrittore.
— Come è
andata?
— Cosa?
— La poesia,
rimbambito!
— Bene. Sei
stato fantastico. Poi dovrai dirmi a chi erano realmente dedicati quei versi.
— Sono uno
scrittore maledetto e non so cosa sia l’amore — precisò Edoardo.
— Puoi far
credere quello che vuoi e metterti la maschera che preferisci, ma non insultare
la mia intelligenza. Tu sei innamorato perso! — Piergiorgio allentò la
mascherina. Non la sopportava più.
— C’è una
donna che mi piace, sì… è vero… ma… è gravida!
— Minchia!
Sei nella merda, amico mio!
— E me lo
hai tenuto nascosto! — Piergiorgio saltò dalla sedia. Accese l’ennesima
sigaretta della giornata e fu assalito dalla voglia di bere. Quello sì che era
uno scoop!
— E che
dovevo fare? Non avresti capito… ma ora anche tu hai il cuore nello zucchero!
— Siamo due
diabetici inguaribili! — disse Piergiorgio.
Poi risero.
— Ti
chiamavo per una cortesia.
— Certo.
Spara!
— Lei si
chiama Sara, ha ventisette anni. Per ora è sopra. Ha dolore. Dilatazione 3 cm,
collo appianato.
— E tu? Dove
sei?
— Che domande
fai! Ho un po’ di tosse e non mi fanno entrare. Sono asserragliato in casa! — Il tono di voce di Edoardo si incupì.
Piergiorgio
aspirò forate dalla sigaretta. Poteva solo immaginare lo stato d’animo del suo
amico.
— Dovresti
salire sopra e falle quella stregoneria che sapete fare voi rianimatori.
— Cosa?
— La
partoanalgesia.
— Ma noi qui
non la facciamo, siamo pochi, non possiamo… ci siamo sempre rifiutati…
— Non te lo
chiederei se non fosse importante per me.
Piergiorgio
non esitò. Spense la cicca nel posacenere, poi disse: — Va bene, amico mio!
L’ostetricia
era al terzo piano. Piergiorgio evitò di incrociare Nadia Canotto, sarebbe
stata una peridurale ficcata chissà dove. Si imbatté in una giovane moretta con
i capelli a caschetto (che se la tirava manco fosse Madonna) di cui non
ricordava il nome.
— Ciao, sono
qui per…
— Per?
— … una mia
amica…
— Come si
chiama?
Come minchia
si chiamava? Nemmeno il cognome si era fatto dire da Edoardo.
Prese lo
smartphone e stava per comporre il numero, ma il suo amico era stato più lesto
e lo aveva informato tramite sms
— Sara Addis
— disse Piergiorgio, dopo essersi rassettato la maglietta nera, che lo snelliva
di una taglia.
— Sì, mi
segua.
— Gradirei
fare l’analgesia in travaglio di parto.
La moretta
lo guardò, dopo essersi fermata in mezzo al corridoio.
— Ma lei lo
sa che non ne facciamo perché quelli come voi non hanno mai dato il benestare
perché sotto organico?
Come darle
torto.
— Sì… lei ha
ragione… però… questa è una mia amica.
— Ancora
peggio! Ancora peggio! Una raccomandata! —
La moretta iniziò a martoriarsi i capelli.
— Senti, me
la fai fare o no?
— Faccia
quello che vuole!
Sara Addis
era una grandissima scassaminchia e
non comprendeva come Edoardo se ne fosse innamorato. Si lamentava per la vena,
per la peridurale, per il dolore, persino per la gravidanza.
— Cosa
nasce? — chiese Piergiorgio per rompere il ghiaccio.
— Una
femminuccia.
— E come la
chiamerà?
— Artemide.
— Come mai?
— Chiedilo
al tuo amico!
— Lui è
fissato con i miti greci. Lo so…
Sara Addis
era sola. Purtroppo anche le nascite avevano subito una netta secessione tra
ciò che si faceva prima della pandemia e ciò che si faceva dopo. Niente fiori e
regali, ma soprattutto niente stanza piena di gente che bacia e accarezza
puerpera e prole. Niente prosecco (ma solo perché Edoardo era taccagno) e
niente familiari fuori. Artemide sarebbe
nata con la sua mamma e al nido non la avrebbe vista nessuno.
La
peridurale andò bene. Per Piergiorgio fu una delle migliori partoanalgesie che
avesse mai fatto. Ci aveva messo tutta l’attenzione possibile.
— Grazie,
Edoardo ha un amico speciale.
Piergiorgio
sorrise e mosse piccoli passi verso l’uscita. Una delle cose che lo facevano
commuovere erano i parti. Piccole creature che prendono vita. Per un istante
avrebbe voluto essere ostetrico, chissà che ebrezza tenere in braccio quei
marmocchi morbidi intrisi di purezza. Artemide che ne poteva sapere della
pandemia?
In quel
momento si sentì chiamare. Era l’ostetrica.
— La prenda
in braccio.
Piergiorgio
tremava. Era freddo, cinico e stronzo, ma dinanzi al mistero della nascita
tornava il mammalucco imbambolato davanti a Marina. Allungò le braccia e la
strinse a sé. Era piccola e morbida. Lacrime calde gli rigarono le guance,
mentre fuori lo Stromboli iniziava a mormorare. Quella nascita rappresentava la
speranza di quel domani che sarebbe stato per lui la felicità che aveva sempre
sognato e inseguito, ma che non aveva mai colto.
Lo
smartphone squillò. Era un sms che recitava: ti amo. Anche un carattere indomito come quello della bionda poteva
essere mitigato dal sentimento più grande che esiste: l’amore.
Si specchiò
negli occhi nocciola della piccola Artemide e vide dentro il suo domani: mano
nella mano con Marina, mentre dinanzi a loro l’orizzonte non sembrava per
niente distante.